La scuola ai tempi del sovranismo

La scuola ai tempi del sovranismo

Sonia Coluccelli | 6 Gennaio 2019 | dal sito di Comune-info

Da Trento a Monfalcone passando per Lodi e altre località. La scuola è sotto attacco perché intorno alle parole e agli spazi dell’infanzia si gioca la costruzione dell’immaginario collettivo. Per questo abbiamo bisogno più che mai di  ridere, magari oscillando su un’altalena o saltando muri, all’idea di un’identità o di una cultura senza debiti o crediti nei confronti di alcuno. E allora, come suggerisce Sonia Coluccelli, ripartiamo dal maestro Alessio e dalla maestra Katia che a Trento hanno fatto la cosa più naturale per due maestri, per dirla con Bruno Tognolini hanno fatto “atto contrario” inseguendo gioia e speranza: “Davanti ai bambini che si erano sentiti dire che la loro presenza nel parco giochi del quartiere poteva essere motivo di malessere per i residenti italiani perché usando le altalene nel parco si comportavano come se fossero a casa loro…, quei maestri hanno detto l’unica cosa possibile: questa è casa vostra, vostra è quell’altalena, vostra è la possibilità di giocare e stare insieme ai vostri coetanei in uno spazio di svago per i più piccoli della comunità. Vostra come di ogni bambino che attraversa quel parco e poi entra nelle nostre classi…”
 Il video realizzato dai maestri con gli alunni di Trento

di Sonia Coluccelli*

5 gennaio 2019 – “Il migrante vien di notte con le scarpe tutte rotte; vien dall’Africa il barcone per rubarvi la pensione; nell’hotel la vita è bella nel frattempo ti accoltella; poi verrà forse arrestato e l’indomani rilasciato”.

Anche la filastrocca dell’Epifania, pensata per far sorridere e sognare bambini, oggi rimbalza ridotta a parodia sui soliti social, presa ad ispirazione dall’assessore alla sicurezza (?!) e vicesindaco di Monfalcone, cittadina decisamente all’avanguardia nel considerare i processi migratori come una calamità da cui tenere alla larga i bambini autoctoni.

Siamo alla vigilia del rientro a scuola, ma il clima intorno alla narrazione governativa che si sposta sui linguaggi infantili e sull’intero mondo dei più piccoli non concede tregue. A Trento si è parlato per tutto il periodo delle vacanze natalizie di cosa stava accadendo o sarebbe accaduto al rientro agli insegnanti che non hanno taciuto davanti alle esternazioni di una neoeletta consigliera leghista della Provincia autonoma che lamentava l’uso delle altalene di un parco giochi da parte dei bambini non italiani residenti nel quartiere.

Cosa sta succedendo dentro e intorno alle aule scolastiche e ai luoghi educativi? Che partita si sta giocando?

L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo,ammoniva come molti ricordano, Nelson Mandela. È così: a scuola si scrive la storia di una comunità, a scuola si esercitano i modelli che si vogliono mettere come orizzonte per il futuro, a scuola si selezionano i saperi e le loro interpretazioni (perché no, non esiste il sapere neutro, oggettivo, svincolato dal tempo e dalle idee degli uomini e delle donne).

È a scuola che viene agita una narrazione che riguarda il plurale, le relazioni, la possibile collocazione individuale nella storia collettiva.

Questo è uno degli assunti che qualunque politico anche scadente ben conosce e la storia di quello spazio di vita e di formazione è quella del campo di azione di interventi che, in una direzione o nell’altra, lavorano per dare forma alle menti e agli animi dei più giovani con un’intenzionalità che spesso purtroppo manca agli insegnanti che troppo di frequente si trovano ad agire da comprimari o peggio da burattini obbedienti al Mangiafuoco di turno.

Gli ultimi sei mesi sono stati un susseguirsi di interventi che hanno avuto le aule scolastiche come palcoscenico di azioni che hanno visto gli insegnanti o chiamati a sostenere logiche di esclusione e sovranismo (quel “prima gli italiani” ripetuto ossessivamente che è entrato sotto la pelle di molti) o a tacere sotto il velo di responsabilità decisionali altrui o ancora ad essere attaccati ed osteggiati per posizioni poco conformi a quelle della narrazione governativa.

L’estate ha visto la sigla di accordi tra amministrazione e dirigenze scolastiche nel profondo nord est italiano, proprio a Monfalcone, per limitare entro una soglia simbolicamente minoritaria la presenza di bambini non italiani nelle scuole dell’infanzia del comune.

A Trieste proprio in apertura dell’anno scolastico il Liceo Petrarca ha visto rifiutare dal sindaco il patrocinio e gli spazi per poter esporre una mostra che aveva ed ha a tema la memoria sulle leggi razziali di cui si celebrava nell’anno appena trascorso gli ottant’anni dell’emanazione. Quella mostra ora gira per tutta Italia, adottata da scuole, comuni, associazioni, ed anche il Comune ha ritrattato rispetto alle posizioni iniziali che tanta solidarietà nei confronti della scuola avevano suscitato.

La mensa di Lodi ha mosso in autunno le attenzioni di mezza Italia con il provvedimento che impediva alle sole famiglie non comunitarie l’accesso alle tariffe agevolate a mensa e scuolabus in base al reddito dichiarato per il lavoro svolto in Italia da famiglie migranti regolarmente soggiornanti nel nostro paese ma non in possesso di documenti sulle proprietà immobiliari nel paese di origine, attestazioni spesso non rintracciabili nella gran parte dei paesi di provenienza di quelle famiglie.

Cenate Sotto (Bergamo) ha visto poco prima di Natale consumarsi un provvedimento analogo, che nel colpire i non residenti nel comune, ha escluso da molti servizi, mensa compresa diversi bambini, questa volta italiani.

E sempre in periodo prenatalizio il ministro dell’interno ha liquidato gli insegnanti che pensano ad una scuola senza richiami espliciti di carattere religioso come a soggetti “da curare”, dichiarandosi però allo stesso tempo contrario a presepi con rappresentazioni che richiamino i valori che storicamente e spiritualmente quel simbolo esprime: accoglienza, solidarietà, allargamento della famiglia umana.

Trento è l’ultimo episodio che ci sta accompagnando anche durante la chiusura natalizie delle scuole, con una ritorsione minacciosa che si fatica a considerare legittima verso il lavoro degli insegnanti che hanno voluto mettere in musica con i loro alunni il diritto di ciascun bambino a salire sulle altalene di un parco giochi, sentendosi a casa.

La scuola sotto attacco, la scuola leva per la legittimazione di un pensiero sovranista o la scuola che non retrocede sul suo compito di pensarsi come comunità senza precedenze, senza esclusioni, tutela dei diritti di tutti.

 La scuola di SaltaMuri, del coordinamento Uguali Doveri e di chi intorno a queste realtà si è stretto e riconosciuto per trovare risposte allo smarrimento di molti momenti degli ultimi mesi.