IL COMMERCIO DEGLI SCHIAVI

Ouidah, Benin, monumento Unesco “Porte de non retour” sul golfo di Guinea

L’origine degli Africani della Diaspora americana è cominciata con  la tratta dei neri a inizio 15° secolo.

Il commercio è iniziato con il principe del Portogallo Enrico il Navigatore, il campione dell’esodo di Africani dalla loro patria a destinazione ignota  nel 1440. Enrico si è installato nei dintorni di Ceuta nel nord Africa  e ha reclutato cartografi, geografi, astronomie capitani di navi per viaggiare alla ricerca di oggetti di valore in Africa Occidentale. Al loro arrivo, il capo della spedizione, Nuno Tristam, ha catturato 29 schiavi in Senegal e li ha inviati a Lisbona per servire come lavoratori nelle piantagioni.

Tristam ha persuaso il principe Enrico che la schiavitù era il solo mezzo per salvare l’esplorazione.

Nel 1469 il re Alfonso del Portogallo, convinto dell’efficacia della manodopera nera, ha accordato a Fernando Gomes ( conosciuto in Africa come Freemingo)  un monopolio per il commercio lungo la costa ovest africana.

Fernando Gomes ha scoperto l’oro nel Gana nel 1471 e ha avviato il commercio degli schiavi a Ouidah nel Benin e a Badagry in Nigeria nel 1473. Verso la fine degli anni 70, Lisbona era diventata il mercato e il porto più importante dove gli schiavi sono venduti e distribuiti in Spagna e in Italia.

12000 schiavi venduti nel 1539. Nel 1400 un cavallo era scambiato per 25-30 schiavi. Successivamente il valore degli schiavi aumenta e un cavallo vale da 6 a 8 schiavi.

Verso la fine del 16° secolo, in Portogallo c’erano più di 32000 schiavi.

Forte portoghese

Con la scoperta dell’America,  i reali spagnoli pubblicano un editto per il trasporto di schiavi alle Americhe a Hispaniola (  divenuta poi Santo Domingo e Haiti).

Ogni anno 5000  schiavi lasciavano Badagry per le Antille, aumentati fino a 11000 all’anno nel 600.

Gli schiavi venivano sparsi nel Nuovo Mondo. Lavoravano nelle piantagioni di canna da zucchero, di tabacco, di ginepro, di taglio di legname da costruzione e all’allevamento di bestiame.

Con l’indipendenza degli Stati Uniti gli Inglesi perdevano interesse alla tratta dei neri, sostituiti dagli Spagnoli di Cuba e dagli Americani.

Non meno di 550000 schiavi neri sono importati da Ouidah, Porto Novo, Lagos, Badagry alla fine del 700 a Cuba e nell’America del nord.

Nel 1795, il re del Dahomey ha inviato due ambasciatori a Bahia in Brasile per proporre alle autorità portoghesi un trattato di commercio così da assicurare la fornitura esclusiva di schiavi.

L’offerta è stata rifiutata perché costituiva fonte di rischio avere degli schiavi della stessa origine in contemporanea, che poteva avere conseguenze pericolose.

Gli schiavi venivano condotti alla costa sia a piedi che lungo i fiumi.

I mercanti di schiavi hanno corrotto i nostri leaders e li hanno lusingati con i beni materiali. Gli schiavi neri sono stati scambiati con whisky, tabacco, rum, cannoni, sbarre di ferro, rame, lana, cotone, lino, seta, fucili, braccialetti, polvere da sparo, ecc.

Bassorilievi nel quartiere della diaspora gestito dai discendenti degli schiavi  tornati

(Ouidah, Benin)

I negozianti africani procuratori di schiavi facevano razzia nei villaggi e vendevano gli indigeni ai mercanti europei che attendevano sulla costa.

Una volta concluse le trattative e pagati gli schiavi, questi venivano incatenati uno dietro  l’altro come dei prigionieri  e condotti al porto per l’imbarco verso il nuovo mondo. Durante l’attesa erano ammassati in un recinto chiuso detto ‘baracoon’. I ‘baracoon’ sono stati  demoliti nel 1852 per ordine della regina d’Inghilterra.

Monumento Unesco Ouidah                     Benin la piazza della vendita all’asta degli schiavi

Il commercio di schiavi era suddiviso fra Olandesi, Portoghesi, Francesi, Inglesi, che si suddividevano le zone delle operazioni.

Malgrado le legislazioni europee abolissero il commercio di schiavi ( la Danimarca nel 1802, la Gran Bretagna nel 1807, la Francia nel  1818), lo schiavismo non cessò fino agli anni attorno al 1880. Gli schiavi liberati venivano riacquistati da altri mercanti e inviati alle Antille.

Gli ultimi paesi ad abolire il commercio furono gli Stati Uniti ( 1865), Cuba ( 1867), il Brasile ( 1888).

CHI E’ UNO SCHIAVO?

Uno schiavo è una persona catturata e venduta in cambio di merci e costretto a lavorare sotto tutela di un padrone. Lo schiavismo è una condizione per cui un uomo nero diventava proprietà di un bianco  ed era da lui trattato in modo discriminatorio.

Lo schiavo è male alloggiato, mal vestito, mal nutrito, sottoposto ad atrocità da parte di mercanti.

LA RIVOLTA

Non sempre gli schiavi accettavano queste condizioni. La prima grande rivolta si ebbe a Natale 1520 a Hispaniola (S. Domingo) dove 20 schiavi di origine Wolof del Senegal e del Gambia si rivoltarono.

Nel 1553 un gruppo di schiavi in collaborazione con pirati francesi hanno bruciato una parte dell’Avana.

Nel 1831 in Giamaica Sam Sharpe ha organizzato una rivolta coinvolgendo più di 750 schiavi. Catturato, venne giustiziato sulla piazza del mercato e altri 138 ribelli vennero condannati a morte.

Il 22 e 23 agosto 1791  a S. Domingo gli schiavi hanno cacciato i mercanti e i bianchi rivendicando il possesso della terra.

E’ uno dei motivi per cui le Nazioni Unite hanno dichiarato il 23 agosto giornata della memoria del commercio di schiavi e dell’abolizione della schiavitù.

Molte altre rivolte ci furono prima della  fine dello schiavismo all’Avana, a Lisbona, ad Atlanta, a Rio de Janeiro,…

Fra gli abolizionisti e i ribelli vanno ricordati Toussaint Louverture (Haiti), Samuel Sharpe, John Brown, William Wilberforce, Booker T. Washington,…

LINGUE E SCHIAVITU’

I venditori di schiavi hanno corrotto le lingue africane riunendo e collocando insieme gruppi di origini culturali diverse in carceri e su navi. Hanno quindi indotto lo sviluppo di nuove lingue e culture.

Gli schiavi di origini diverse venduti e comprati da Badagry, Ouiodah, da Porto Novo, da Lagos sono stati in una prima fase scaricati a Haiti-S. Domingo, Giamaica, l’Avana, Martinica, la Guiana, La Luisiana, le Barbados, Guadalupa, Trinidad, in seguito a Bahia e a Rio de Janeiro secondo le direttive dei proprietari.

Qualunque fosse la fede di molti schiavi, tuttavia la tradizione Yoruba si diffonde ed è ancora oggi diffusa fra i Cubani e i popoli di Bahia, dove gli dei Ifa, Olokun, Obatala e Yemoia sono adorati ancora oggi assieme al culto vudu del Dahomey ancora diffuso a Haiti.

Uno dei danni più gravi assieme alle perdita di vite umane e allo sradicamento è stata la perdita dell’identità culturale.

Il numero di uomini e donne  fatti schiavi è a tutt’oggi sconosciuto.

La tabella che segue è puramente risultato di calcoli approssimativi.

DESTINAZIONE PERCENTUALE
Brasile 38,5%
America britannica (  non compreso il nord America) 18,4%
Impero spagnolo 17,5%
Americhe francesi 13,6%
America del nord britannica 6,45%
Americhe inglesi 3,25%
Antille olandesi 2,0%
Antille danesi 0,3%
  • Etnie oggetto di schiavitù:
  • Fon e Gbe Togo, Benin
  • Akans Costa d’Avorio
  • Bakongo Congo e Angola
  • Yoruba  Nigeria
  • Wolof   Senegal e Gambia
  • Chamba  Camerun
  • Makua  Mozambico

Una scuola di pensiero crede che il coinvolgimento dei capi africani fu effetto dell’influenza degli europei. Che hanno ingannato, lusingato, ricattato i nostri antenati.

Ci si domanda se il commercio degli schiavi avrebbe potuto esserci senza una reciproca intesa.

E’ duro, ma gli africani devono accettare che la schiavitù non può essere imputata solo agli europei ma è responsabilità di noi tutti, compresi alcuni africani in schiavitù e della diaspora.

Oggi la popolazione nera del Nuovo Mondo riconosce l’Africa Occidentale come il punto di partenza dai loro paesi d’origine verso destinazioni ignote.

E’ pensabile un ritorno in patria come una delle condizioni per la convivenza pacifica e la pace?