LE DISCRIMINAZIONI ( COME GLI ESAMI) NON FINISCONO MAI

Roma, alta borghesia = alta cultura? Illusione.

Si strizza l’occhio ai genitori abbienti perché siano avvertiti e solleticati nelle loro preoccupazioni di evitare ‘cattivi esempi’ e contaminazioni e nelle loro preferenze: i loro figli non dovranno convivere con i figli dei poveracci.Gli altri, si rassegnino a una scuola di minor livello e qualità (ma il RAV non dovrebbe produrre un piano di miglioramento? dal sito dell’istituto non si evince quale miglioramento se non la fotografia della stratificazione sociale esistente. Non sembrano presenti strategie di intervento per un riequilibrio delle composizioni dei plessi e un ampliamento dell’offerta formativa a supporto delle fasce più fragili).

Si presenta così sfacciatamente (anche se i dati sulle utenze sono stati cancellati, ma ormai chi doveva essere avvisato ha recepito il messaggio) una scuola per corpi separati, esattamente in sintonia con le scelte di alcune famiglie di iscrivere i figli alle paritarie evitando convivenze non gradite. Che questo possa avvenire ed essere proposto/indotto nella scuola pubblica è di una gravità inaudita. Ma ormai non c’è limite alla spudoratezza: scuole che dichiarano di essere di qualità perché non frequentate da disabili e stranieri, richieste all’atto dell’iscrizione a genitori di dichiarare ‘l’etnia’,…tutto, sembra, in omaggio alla ‘modernità’. Una società di ceti e classi sociali ben distinte prefigura un paese in cui dialogo, convivenza democratica, solidarietà, cooperazione vigono solo all’interno del proprio (ristretto) gruppo di appartenenza identitaria.

Indirizzando precocemente ciascuno/a all’accettazione del ruolo e delle funzioni assegnategli per diritto di nascita. Come disse la Thatcher, ‘non esiste la società, esistono gli individui’: di qui un’educazione alla subalternità, al conformismo, al classismo. Sviluppando invidia, bassa autostima, rancore sociale, senso di ingiustizia, frustrazione, sopravvalutazione delle proprie ‘naturali’ doti ricevute in dono per censo.

Noi pensiamo a una scuola luogo di mescolanza, di incontro, di scambio, che, al contrario di quanto sembra essere il pensiero di troppi dirigenti scolastici (e di polemisti che da alcuni anni insistono su una scuola selettiva, non di e per tutti) produce qualità, coesione sociale, conoscenza.

Sì, anche conoscenza e cultura, che sono beni comuni, non privilegi per alcuni corpi. una scuola dove non ci si debba vergognare delle proprie origini per quanto umili. Una scuola dove il figlio dell’avvocato o dell’onorevole convivono e apprendono e ragionano insieme con il figlio del fruttivendolo e della colf. Come fu un tempo e come dev’essere oggi: a norma di Costituzione.

Con dirigenti scolastici che svolgano la funzione di presidio dei diritti, non quella, del tutto abnorme, di ‘manager’. Con insegnanti accorti e attenti alla tutela dei diritti di tutti. Con genitori che, come nel caso dell’istituto in oggetto, si sono giustamente indignati. Il Tavolo SaltaMuri per un’educazione sconfinata è nato per sostenere i diritti e opporsi a discriminazioni e separatezze, per l’accoglienza e la solidarietà.

Ha prodotto un vademecum antidiscriminazioni affrontando tutta una serie di punti sensibili potenzialmente fonti di svalutazione e sofferenza. Ma questo aspetto non era ancora emerso e bisognerà affrontarlo. Tre ministri si sono succeduti, ad ognuno il Tavolo ha chiesto o chiede di emanare un atto di indirizzo alle scuole versus situazioni di separazione (classi ghetto, esclusione da mense,…) senza alcun riscontro. Vorremmo che la nuova ministra, oltre a dichiarare che l’operazione di descrivere la popolazione scolastica in base al censo non ha senso, a dire che la scuola lavora per l’inclusione, fosse molto più chiara e decisa nel dare disposizioni alle scuole nella direzione di evitare forme di marketing e uso indebito dei dati delle rilevazioni delle prove per gli alunni e di sistema. E che si aprisse nel paese un ampio e serio dibattito sul sistema nazionale di valutazione.

per il Tavolo SaltaMuri il portavoce nazionale Giancarlo Cavinato